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Molto più di uno spot


La bella notizia è arrivata qualche giorno fa: tre spot su tematiche ambientali, realizzati attraverso i laboratori audiovisivi per le scuole che promuoviamo ogni anno, sono arrivati tra i primi 10 lavori selezionati al festival Cinemambiente per la sezione Junior, che si svolgerà a Torino dall’1 al 4 ottobre.

A convincere la giuria sono stati gli spot realizzati dai ragazzi del Liceo Grigoletti di Pordenone che, nell’anno scolastico 2018/2019, hanno partecipato ad un progetto audiovisivo sul tema dei rifiuti plastici in mare (affiancati dal creativo Andrea Princivalli per la mediateca Cinemazero di Pordenone).

Gli spot selezionati sono Il GuantoPlastic Sea e Questo fa paura, che si possono vedere sul sito del progetto Mediatecambiente nella sezione spot rifiuti.

Ma la realizzazione di uno spot può essere davvero un’occasione educativa? Come rendere protagonisti i ragazzi attraverso un progetto di questo tipo?

Dipende ovviamente, come in ogni progetto, dalla capacità di saper “mettere i ragazzi al centro”, avendo ben chiari gli obiettivi da raggiungere ma lasciando che siano loro a scegliere le strada migliore, sbagliando, sperimentando, cambiando direzione pur avendo gli educatori al fianco. In quest’ottica, la costruzione di spot audiovisivo su tematiche ambientali offre moltissime “occasioni educative”. Facciamo qualche piccolo esempio. Se i due macro obiettivi sono far rielaborare ai ragazzi una problematica ambientale in modo differente e conoscere il linguaggio audiovisivo, allora contenuto e modalità saranno l’uno legato all’altro.

Lavorando di solito con un gruppo classe e con una fascia d’età che va dai 12 ai 17 anni, la prima occasione è quella dell’approfondimento della tematica, che può essere fatta da un esperto, o perché no, preparata in precedenza dai ragazzi stessi. Il passaggio però fondamentale è chiedere ai ragazzi di prendere appunti (come preferiscono) su tutto quello che li colpisce della problematica e che secondo loro merita comunicare ai loro coetanei. In questa fase, è fondamentale il ruolo di un’altra figura, il regista che suggerisce quali possano essere gli “elementi spottabili” ma soprattutto accompagna i ragazzi nella conoscenza del linguaggio audiovisivo. Anche qui un’altra occasione interessante è quella dello studio della “caratterizzazione del personaggio”. Il regista propone alla classe un estratto di un film (o può essere scelto anche dai ragazzi), come ad esempio Indiana Jones e il tempio maledetto, chiedendo ai ragazzi di osservare e provare a prendere nota degli aggettivi per descrivere il personaggio. Condividendo assieme la lista delle possibili caratteristiche di Indiana Jones e discutendo del perché sono state scelte, saranno i ragazzi a sviluppare la capacità critica e non banalmente ascoltare una lista che poteva essere letta loro dal regista stesso.

Ancora, un momento chiave è quello della creazione delle idee per lo spot. La classe può essere divisa, o meglio ancora, può dividersi a gruppetti da 4 o 5 persone e ogni gruppo può confrontarsi per creare delle idee per lo spot a partire dagli elementi chiave della tematica. È una fase di spazio riflessivo e di confronto tutta da osservare per gli educatori, dove i ragazzi sono liberi di “uscire dagli schemi”, provano a immaginare, esagerano e non hanno paura di autocensurarsi nel proporre delle idee fuori dalle righe.

La fase successiva è ancor più intensa. Ogni gruppo presenta agli altri le proprie idee. Ogni proposta riceve i “pro” e “contro” dagli altri ragazzi, dagli educatori e dagli esperti presenti (ad esempio sulla fattibilità tecnica o sulla coerenza del messaggio ambientale). Le idee in base a tutti i feedback condivisi vengono poi votate dai ragazzi. Quella vincente diventa l’idea della classe alla quale tutti lavoreranno, pur avendo lottato fino alla fine, giustamente, per far vincere la propria idea. L’idea verrà poi riscritta assieme e diventerà la sceneggiatura sulla base della quale andare a girare lo spot.

Sul set ognuno avrà un compito: attori, tecnici del suono, delle luci, sceneggiatori, costumisti, chi avrà il ciak e chi controllerà lo story board, fino a chi curerà la logistica. Nessuno sarà disoccupato. E così nascerà uno spot che in apparenza vola via in 30 secondi ma che dietro ha un lavoro lungo, affascinante e dove tutti possono essere protagonisti.

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