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Spaceship Earth, il 4 novembre online


Ritorna anche quest’anno la collaborazione tra ARPA FVG e il Trieste Science+Fiction di Trieste organizzato da La Cappella Underground con lo spazio Future Environment dedicato al futuro del Pianeta.

In particolare il 4 novembre dalle ore 15:30 sarà disponibile online per 24 ore la proiezione del documentario Spaceship Earth del regista californiano Matt Wolf .

La cosa più incredibile di questo documentario è che racconta una storia vera. Mai come questa volta le parole d’ordine sono “sperimentare il futuro”.

Spaceship Earth, presentato al Sundance Festival 2020, attraverso le immagini dell’epoca, girate dagli stessi protagonisti, racconta la storia di Biosphere 2, un esperimento realizzato tra gli anni 80 e 90, per ricreare l’ecosistema terrestre sotto una cupola nel deserto dell’Arizona. Obiettivo: capire se fosse replicabile la vita su altri pianeti attraverso la tecnologia.

Un esperimento non solo scientifico ma anche socio psicologico per gli otto protagonisti, i “biosferiani” che hanno passato due anni rinchiusi nella struttura che occupava una superficie di 12.700 metri quadrati, poco più di una campo da calcio. All’interno, un vero e proprio ecosistema a scala ridotta con più di tremila specie animali e vegetali diverse, con tanto di foresta tropicale, una palude di mangrovie, barriere coralline, un deserto e una savana, fino a campi coltivati accanto ad abitazioni e laboratori attraverso i quali studiare i cicli vitali dei più diversi organismi viventi con particolare attenzione al riciclo dell’aria e dell’acqua.

In Spaceship Earth non mancano i personaggi da raccontare. È il caso di Roy Walford, a capo della prima missione che durò dal 1991 al 1993, accanito sostenitore della teoria della restrizione calorica come elisir di lunga vita e autore del libro Vivere 120 anni, un best seller mondiale (per la cronaca, Walford ai 120 non ci è mai arrivato).

Ma forse il vero e unico attore protagonista del documentario, è John Polk Allen, figura poliedrica dal grande carisma, specializzato in ecologia dei sistemi, pioniere della teoria dello “sviluppo coevolutivo sostenibile” ed esperto di tecniche teatrali e motivazionali. A lui e all’esperienza di “comunità sperimentale” nata attorno alla sua figura, è dedicata una buona parte del documentario.

Era stato proprio John Polk Allen, assieme alla sua compagna, la fotografa Marie Harding, ad avere l’idea di riprodurre una biosfera in miniatura, sigillata e indipendente rispetto all’esterno. I due erano riusciti a  coinvolgere nel progetto l’architetto Phil Hawes e soprattutto il magnate del petrolio Edward Bass, che con 150 milioni di dollari rese possibile la costruzione di Biosphere 2 a Oracle, in Arizona.

Spaceship Earth o meglio il progetto Biosphere 2, rappresenta una provocazione forte a livello scientifico e sociale, se considerato il contesto storico del tempo. Le due date di inizio lavori 1987 e fine, 1991 segnano almeno due avvenimenti fondamentali per la salvaguardia del Pianeta. Nel 1987, il mondo ancora sconvolto dal disastro di Černobyl’, conosce per la prima volta la definizione di Sviluppo Sostenibile grazie a Gro Harlem Brundtland, donna coraggiosa, al tempo Primo ministro norvegese e presidente della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo.

Per la prima volta davanti ai poteri forti a livello mondiale, si parla di uno Sviluppo non inteso solo da un punto di vista economico ma che deve invece soddisfare le necessità (ambientali, sociali ed economiche) delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di fare altrettanto.  Qualche anno dopo il rapporto Brudtland, nel 1991 l’IUCN, UNEP e WWF lanciano un altro importante monito intendendo per Sviluppo Sostenibile “il soddisfacimento della qualità della vita, mantenendosi però entro i limiti della capacità di carico degli ecosistemi che ci sostengono”.

Sono anni importanti per la scienza della sostenibilità. Per la prima volta si parla di limiti del Pianeta, limiti per il sistema produttivo mondiale, attenzione alle future generazioni, si mettono in dubbio modelli di sviluppo e consumo e allo stesso tempo si iniziano a ipotizzare varie alternative per la sopravvivenza dell’ecosistema e dell’uomo. Iniziano le prime sperimentazioni (e altrettanti fallimenti) di geo ingegneria per contrastare con la tecnologia i fenomeni dei cambiamenti climatici fino all’esperimento Biosphere 2.

Ma tornando al documentario, ben presto le criticità economiche, le pressioni psicologiche, le tante polemiche esterne e la messa in discussione della scientificità della sperimentazione, mettono a dura prova il gruppo guidato dal leader John Polk Allen e il progetto prenderà una direzione diversa.

Oggi, a distanza di trent’anni Biosphere 2 esiste ancora ma è stato trasformato in un centro di divulgazione scientifica aperto al pubblico.

La forza di Spaceship earth, è quella di documentare una storia fantascientifica nella realtà, affascinante da una parte per la straordinaria inventiva dell’uomo e dall’altra, un’ulteriore dimostrazione sui limiti della tecnologia nel voler ricreare in modo artificiale l’equilibrio della natura. Un’altra una conferma, se ce n’era ancora bisogno, che non esiste e, non è nemmeno replicabile, un Planet B.

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