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settimana 2018_bis

Settimana dell’educazione allo sviluppo sostenibile (22-27 ottobre 2018)

ISPIRIAMOCI ALLA NATURA. La natura circolare: mimesi e rigenerazione delle risorse.

Programma degli eventi

 

I sistemi naturali, nel loro complesso processo evolutivo, sono intrinsecamente rigenerativi.
In natura non esiste il concetto di rifiuto, né tanto meno quello di spreco, ma solo di materia che si trasforma. Nei cicli bioecologici ciò che viene scartato da un organismo diventa una risorsa per altri esseri viventi.
I processi industriali e produttivi, a partire dalla prima rivoluzione industriale, hanno alterato in modo crescente il naturale flusso rigenerativo della materia, producendo, di fatto, residui che interferiscono massicciamente con la circolarità della natura, originando impatti significativi che stanno interessando in modo globale e trasversale ogni spazio geografico del Pianeta.

La progressiva affermazione del concetto di sostenibilità, ha visto una crescente attenzione da parte di molteplici contesti a differenti scale territoriali, ponendo in evidente relazione l’ambiente, la società e l’economia.
Si sta dunque consolidando una matrice culturale ed educativa che indica nella circolarità rigenerativa della materia la strada maestra da realizzare e intraprendere, così da coniugare una forma di sviluppo che idealmente imita ciò che la natura contiene in sé.
In tal senso, nuovi e concreti paradigmi pongono la circolarità quale motore dei processi: produttivi, sociali, gestionali e organizzativi in senso ampio.
Il concetto di biomimesi, ad esempio, presuppone che attraverso lo studio e l’imitazione delle caratteristiche degli ecosistemi, è possibile individuare esempi di riferimento per ideare nuove tecnologie sostenibili, un nuovo modello di progettazione senza rifiuti e in armonia con i limiti e la capacità di rigenerazione e resilienza del nostro Pianeta.
L’osservazione e lo studio della natura, la ricerca sui comportamenti animali e i loro adattamenti ecologici, ci conducono ad avviare interessanti, quanto utilissime considerazioni.
Ad esempio, perché le zebre hanno le strisce alternate bianche e nere? Come fa il picchio a non avere il mal di testa? Perché le zanzare riescono a succhiare il nostro sangue senza causarci dolore?
Strane domande? Tutt’altro!
Le zebre, grazie all’alternanza cromatica del bianco e del nero, sono in grado di attirare o riflettere i raggi solari, e di conseguenza “gestire” il calore in modo difforme sul loro manto, così che si generano delle micro correnti che raffrescano la superficie corporea in modo naturale. Applicando questo stratagemma evolutivo alle pareti delle abitazioni, ovvero la successione di righe bianche e nere, si possono ottenere degli efficienti sistemi di raffrescamento a impatto zero.
Nel caso del picchio, la natura lo ha dotato di una sacca di fluido posta dietro al becco che ammortizza gli urti; tale scoperta è stata fondamentale per studiare gli airbag e i sistemi di ammortizzatori per le autovetture. Ancora, le tanto odiate zanzare, se osservate attentamente, rivelano una conformazione particolare della loro “proboscide”, più sottile in punta e svasata alla base, che permette a questi “simpatici” insetti di operare in piena tranquillità: è ispirandosi alle zanzare che sono state realizzate le siringhe indolore che utilizzano molte persone che soffrono di diabete.
Oggigiorno si parla molto di economia circolare, addirittura di up-cycling, ovvero di fare in modo che i tanti materiali di scarto in circolazione, ripensati in modo creativo, diventino nuovi prodotti, allungando il loro tempo di vita e creando nuovo valore economico, e perché no anche sociale ed ambientale. Con questa idea è nato ad esempio un progetto in una favelas in Brasile, dove, su iniziativa di un artista e un centro di accoglienza per minori, si è puntato sugli scarti plastici di teloni di camion e vecchi jeans per coinvolgere giovani, in condizioni di vita disagiata, in progetti di sartoria finalizzati a creare borse e altri prodotti, il cui marchio, non a caso, si chiama “Dalla Strada”.
Nel complesso sistema produttivo sono reperibili numerosissimi scarti di lavorazione. Se circa settant’anni fa l’up-cycling esisteva già a livello domestico, semplicemente perché tutto veniva riutilizzato, oggi, per assurdo, abbiamo l’esigenza opposta: ci sono troppi materiali e soprattutto troppi residui in circolazione.
Molti degli oggetti che utilizziamo, dagli smartphone ai vestiti, dal cibo ai mezzi di trasporto e tanto altro ancora, non sono stati progettati in modo sostenibile, ovvero concepiti per non provocare problemi ambientali, sociali ed economici in futuro.
Siamo di fronte a un reale, quanto necessario e indispensabile cambiamento, dove l’obiettivo è quello della riduzione delle risorse impiegate, organizzando filiere di produzione e consumo ad elevata efficienza, che interrompano l’attuale modello lineare verso una circolarità che fornirà effetti e ricadute virtuose, tanto sul fronte economico, quanto e soprattutto su quello sociale, con una positiva sterzata all’insostenibilità degli impatti sui sistemi ambientali, che attualmente appare inarrestabile.
Imitare la natura, in una mimesi culturale affascinante, costituisce lo sfondo sul quale si è costruito il programma della Settimana dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2018 del Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale di ARPA FVG.