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Plastica o pesci, chi abita i nostri mari?

di Alice Tomasin

aliceTutto prima o poi finisce in mare. A causa di questo sono nate nuove forme di inquinamento, che fino a poco tempo fa venivano sottovalutate. Sono circa 260 i milioni di tonnellate di plastica prodotti all’anno, dei quali il 10% finisce in mare.

Circa l’80% dei rifiuti in mare aperto è costituito, infatti, da rifiuti di plastica. La plastica presente nei mari è una delle emergenze più importanti a livello ambientale presenti oggi. Un fenomeno che rischia di diventare presto ingovernabile e che provoca ingenti danni agli ecosistemi ed alla salute degli organismi viventi.

A causa di tutti questi rifiuti si è venuta a formare l’isola “rifiutata” che si trova al centro dell’oceano Pacifico , dove le correnti intrappolano molti dei rifiuti abbandonati in mare e li “disperdono”, facendoli arrivare a questa isola si plastica, come si può vedere in questo multimedia:

LE MICROPLASTICHE MINACCIANO DAVVERO L’ORGANISMO UMANO?

alice2Secondo i dati più recenti del WWF sono oltre 267 le specie marine che presentano nei loro stomaci rifiuti di plastica, ogni anno muoiono un milione di uccelli e centomila mammiferi a causa dei rifiuti sversati in mare. Si deve ancora indagare bene sulla presenza di questi micro frammenti nei cibi che mangiamo.

Peter Hollman, docente universitario inglese, spiega: “Si registrano elevate concentrazioni di microplastiche nei pesci, ma poiché queste sono presenti per lo più nello stomaco e nell’intestino, vengono spesso eliminati e i consumatori non ne risultano esposti. Tuttavia, nel caso dei crostacei e dei molluschi bivalvi, come le ostriche e le cozze, il tratto digestivo viene consumato, per cui si ha una certa esposizione a queste microplastiche”.

Infatti i granchi, come è stato dimostrato da un altro scienziato, Philip Cowie, assieme agli altri crostacei sono particolarmente sensibili all’assorbimento delle microplastiche. E per loro è anche complicato riuscire a smaltire questi rifiuti, impiegandoci diversi mesi.alice3

Secondo Frank Kelly, professore del King College di Londra, queste particelle minuscole potrebbero finire nell’aria e quindi essere inalate dall’uomo, portando con loro sostanze chimiche, fino ad arrivare nei nostri polmoni e forse anche in tutta la nostra circolazione, danneggiando la nostra salute ma le conseguenze sono ancora sconosciute.

La plastica che ormai si è insediata nei nostri mari, non nuoce solamente all’uomo e all’ambiente, ma anche alle specie che vivono in acqua , anche se non la ingeriscono. Qui abbiamo un esempio di tartaruga deformata a causa di un imballaggio.

I MAGGIORI INQUINATORI
Più della metà di tutta la plastica che finisce negli oceani (circa il 60%) proviene da cinque nazioni asiatiche: Cina, Filippine, Indonesia, Vietnam e Thailandia. La Cina è responsabile di ben 3,5 milioni di tonnellate di plastica che finiscono ogni anno nei mari, altrettanto grave è la situazione nelle Filippine (550mila tonnellate l’anno), dove è praticamente inesistente il riciclo, tanto che il 90% della plastica illegalmente smaltita finisce proprio in mare. Generalmente, nei cinque Paesi sopra elencati solo il 40% della spazzatura viene raccolta per lo smaltimento, ma a sua volta presenta numerosi limiti a causa dell’abusivismo e delle discariche non sufficientemente isolate.

ESISTONO DELLE SOLUZIONI?

  • Ovviamente gli studiosi invitano a ridurre la produzione di plastica soprattutto nel settore del packaging, gli imballaggi dei prodotti che alice4compriamo. Per raggiungere questo scopo devono collaborare istituzioni, cittadini e aziende. Gli studiosi dell’Imperial College di Londra spiegano che la pulizia degli oceani dalla plastica deve partire dalle coste: ‘’La maggior parte di plastica si trova lungo le coste densamente popolate e sfruttate economicamente, dove entra nell’oceano. Ecco perché ha più senso rimuoverle lì, prima che abbiano la possibilità di danneggiare gli ecosistemi’’.
  • L’ultima novità in ordine cronologico, e forse la più semplice, è Seabin, una sorta di cestino capace di raccogliere i rifiuti galleggianti in mare. L’idea realizzata due amici, Andrew Turton e Pete Ceglinski, funziona grazie an separatore che “cattura” i rifiuti e rilascia l’acqua pulita. Può essere installata in porti e moli, ma anche su piccole barche e yacht, il piccolo bidone cattura spazzatura è capace di funzionare in continuazione ed è dotato di una borsa in fibre naturali che, una volta piena, potrà essere smaltite secondo le norme locali, piuttosto che rilasciate in mare.

Per vedere come funziona: https://youtu.be/tiy7WQYQyhYalice5

  • The Ocean Cleanup: si basa sui cinque enormi vortici provocati dalle correnti oceaniche. È formato da una rete di barriere galleggianti che dovrebbero essere in grado di intercettare i rifiuti plastici galleggianti, incluse le micro-particelle, e concentrarli in modo che siano avviati al riciclaggio.

Per vedere come funziona: https://youtu.be/6IjaZ2g-21E

 

Sitografia:

http://www.focus.it/ambiente/ecologia/granchi-alla-microplastica-lultima-frontiera-dellinquinamento-06072014-7844

http://www.ilgiornaledelcibo.it/rifiuti-in-mare-microplastiche/

http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/seabin-e-le-altre-tecnologie-per-ripulire-il-mare-da-plastica-e-rifiuti

http://www.tuttogreen.it/plastica-nei-mari-situazione-presto-fuori-controllo/

http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2015/3/25/AMBIENTE-Un-mare-di-microplastiche-minaccia-i-mari-anche-il-Mediterraneo-/593637/

http://it.paperblog.com/microplastiche-nelle-acque-a-rischio-anche-la-salute-dell-uomo-3240405/